
Sindrome da Idrocuzione: quello che i ragazzi devono sapere
Ogni estate, con l’arrivo del caldo e delle giornate al mare, in piscina o al lago, cresce la voglia di tuffarsi in acqua per rinfrescarsi. Quello che però molti giovani non sanno è che esiste un rischio serio e spesso sottovalutato: la sindrome da idrocuzione, conosciuta anche come “shock termico”.
Purtroppo, la mancanza di informazione fa sì che ogni anno si registrino incidenti che potrebbero essere evitati semplicemente conoscendo il problema e adottando alcune precauzioni.
Cos’è la sindrome da idrocuzione
L’idrocuzione non è altro che una reazione violenta del corpo a un cambio di temperatura troppo brusco.
Immagina questa situazione: sei stato per due ore sotto al sole, hai appena mangiato un panino o un kebab, magari hai fatto anche due tiri a calcio con gli amici. La tua temperatura corporea è salita fino a 37–39°C.
A quel punto decidi di tuffarti in acqua. Ma l’acqua del mare, o peggio ancora quella di un lago o di un fiume, difficilmente supera i 18–20°C. Questo sbilancio termico improvviso manda in tilt il sistema nervoso e cardiocircolatorio.
Il cervello riceve un sovrastimolo e può scatenare una sorta di “blackout” improvviso: la respirazione si blocca, si perde conoscenza e, trovandosi in acqua, spesso si affonda. Nei laghi e nei fiumi il rischio aumenta ancora di più perché, non essendoci il sale come nel mare, l’acqua sostiene meno il corpo.
Perché è così pericolosa
La sindrome da idrocuzione è subdola:
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può presentarsi rapidamente, senza dare il tempo di reagire;
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in alcuni casi è totalmente asintomatica, cioè non si avverte nulla prima di perdere i sensi;
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avviene anche in ragazzi giovani e sani, che magari sono convinti che “a loro non succederà mai”.
Molte volte chi assiste pensa si tratti di un semplice malore o di un crampo, ma in realtà è una vera emergenza che può portare all’annegamento in pochissimi minuti.
Sintomi da riconoscere
Anche se non sempre compaiono, alcuni segnali possono avvisarci del rischio imminente:
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ronzii alle orecchie
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nausea o senso di malessere
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improvviso brivido di freddo
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riduzione del campo visivo (vista che si restringe)
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improvviso affaticamento e debolezza
Ignorarli o sottovalutarli può essere molto pericoloso.
Come prevenire la sindrome da idrocuzione
La regola fondamentale è entrare in acqua con calma e progressivamente, evitando di fare tuffi dopo essere stati a lungo sotto il sole.
Ecco alcuni consigli pratici:
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Non entrare mai subito in acqua dopo mangiato: aspetta almeno 2–3 ore se hai fatto un pasto abbondante.
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Rinfrescati gradualmente: bagnati viso, collo, polsi e petto prima di immergerti.
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Evita tuffi improvvisi, soprattutto se senti di avere il corpo molto caldo.
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Ascolta il tuo corpo: se percepisci i sintomi citati, esci subito dall’acqua e chiedi aiuto.
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Fai attenzione nei laghi e nei fiumi: l’acqua dolce non sostiene il corpo come quella salata, quindi l’annegamento è più rapido.
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Non andare mai da solo: avere amici o adulti nei paraggi aumenta la sicurezza.
Un messaggio per i ragazzi
Non si tratta di spaventare, ma di informare. La sindrome da idrocuzione è un rischio reale, ma può essere evitata con gesti semplici.
Sapere che il corpo non è una macchina e che ha bisogno di tempi graduali per adattarsi significa proteggere la propria vita e quella degli amici.
È davvero una brutta cosa che nel 2025 non si faccia abbastanza informazione su questo tema.
Eppure, basterebbe parlarne di più a scuola, nei gruppi sportivi, nelle famiglie e persino sui social per salvare molte vite.
📌 Ricorda: non è “da deboli” prendersi qualche minuto in più per entrare in acqua. È da intelligenti.